Le classi
Trovo fastidioso il fatto che una classe abbia bisogno di un predicato per formarsi. Ho davanti agli occhi la classe delle “cose gialle in questa stanza” e che posso dire? Che la classe l’ho costruita io con quel predicato e con il confronto con le cose della stanza? Certo le tre cose gialle esistevano prima come esistono ora. Nulla è cambiato. Esisteva anche la classe, anche se non la pensavo? Oppure esistevano i tre oggetti gialli ma non la classe perché quella ho dovuto pensarla?
Siamo in una situazione umana, personale, soggettiva, dell’io; non l’IO
solenne che pone se stesso del primo principio di Ficthe ma l’io empirico del terzo principio e poi i
tre NON IO, le tre cose gialle.
Per Frege le classi erano oggetti ma evidentemente non sono oggetti come
le tre cose gialle. Usiamo pure il termine oggetti ma sono oggetti non io che hanno bisogno di un io che li predichi. Una simbiosi, una
unione che Ramsey accettava ma aggiungendo quelle classi
“puramente estensionali” che esistono oggettivamente, anche se non sono
predicate e o predicabili, “classi estensionali” che nessun logico sembra
accettare.
Il problema sta però, a questo
punto, nella fuga verso l’intuizionismo che inizia negando la dignità di
oggetti alle classi. Una fuga che sembra aver coinvolto non solo lo stesso
Ramsey e logici come Herman Weill, ma tutti i logici che accettano solo
dimostrazioni costruttive. Anche Hilbert raccomandava dimostrazioni
costruttive, le uniche accettate dagli intuizionisti, ma rifiutava con forza di
negare tutta la teoria di Cantor sull’infinito attuale, per lui un paradiso,
mentre per molti altri grandi matematici come Kroneker e Poincare era una teoria “non dominabile”, come
sostenne Kroneker, e quindi da respingere.
“Non dominabile” è una accusa grave? Per me tutto mi sembra sempre più confuso da non vedere alcun punto
fisso a cui aggrapparmi; è un disastro che ti spinge fuori. Ma fuori dove?
L’intuizionismo riporta in auge Hobbes e con il suo comandamento: di
vero, affidabile, sicuro c’è solo quello costruiamo noi. Sommiamo due a due e
otteniamo quattro e questo è sicuro perché lo abbiamo collaudato noi. Siamo
arrivati all’estremo della fuga e siamo approdati alla soggettività assoluta
non a quelle dell’io empirico ma a quella
dell’io diffuso, assoluto, se lo si vuole chiamare così.
“Siamo all’abisso” come insinua Poincarè, non in quel paradiso dove si
crogiola Hilbert. Io non mi crogiolo in un paradiso e neppure mi sento al bordo
di un abisso, sono solo in un labirinto, dove finisco, agitato, tremante
spiritualmente, anche in queste questioni, come in tutte le altre dove oso
spingermi oltre la superficie.
Il fatto è che alzo gli occhi ed ecco comparire il mondo in Ucraina, a
Gaza, in Libano con le bombe, le bombe, le bombe. Meglio tornare agli abissi
fasulli, ai paradisi fasulli, ai labirinti di prima ma è solo un’illusione.
Anche lì, una volta immersi, l’inquietudine morde. E allora via verso una musica rilassante o un romanzo
coinvolgente. Ma è Illusioni anche lì.
Lunedì 9/12 ho pubblicato il sito dei miei
scritti, https://www.eziosaia.it/
dove si possono o si potranno leggere tutti i
miei scritti, romanzi, saggi di filosofia, articoli su vari argomenti. A ogni
romanzo è dedicata una pagina. Un’unica pagina ai tre romanzi dell’esilio, fra
loro concatenati.
Commenti
Posta un commento