Arendt: l'insopportabile prolissità
Nel mio romanzo, il Paese dei Balocchi si cita spesso La Arendt. Pariamo dalle prima: “Una delle due donne citò Hanna Arendt a proposito degli intellettuali americani ed europei. - Ha scritto che i nostri intellettuali soffrono di un complesso d’inferiorità rispetto ai colleghi europei e così tutte le stupidaggini dei filosofi europei vengono accolte qui come acqua santa. C’è da dire che lei non credeva neppure nella psicanalisi. Conoscevo già il nome di quell’Arendt perché mamma e papà Giulota avevano quasi litigato. Lei l’aveva citata come un’intellettuale cretina che sosteneva che non si poteva amare lo stato d’Israele perché si amano i famigliari e gli amici, ma non gli stati e le idee e lui aveva dichiarato che, secondo lui, lei aveva ragione. – Perché? Come? - si era arrabbiata mamma Giulota, l’ebrea con madre e padre morti nei Lager - Non si può amare la patria, non si possono amare un’idea, un luogo, un libro? - E’ evidente che si può -aveva acconsentito lui,...