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Arendt: l'insopportabile prolissità

  Nel mio romanzo, il Paese dei Balocchi si cita spesso La Arendt.   Pariamo dalle prima: “Una delle due donne citò Hanna Arendt a proposito degli intellettuali americani ed europei. - Ha scritto che i nostri intellettuali soffrono di un complesso d’inferiorità rispetto ai colleghi europei e così tutte le stupidaggini dei filosofi europei vengono accolte qui come acqua santa. C’è da dire che lei non credeva neppure nella psicanalisi. Conoscevo già il nome di quell’Arendt perché mamma e papà Giulota avevano quasi litigato. Lei l’aveva citata come un’intellettuale cretina che sosteneva che non si poteva amare lo stato d’Israele perché si amano i famigliari e gli amici, ma non gli stati e le idee e lui aveva dichiarato che, secondo lui, lei aveva ragione. – Perché? Come? - si era arrabbiata mamma Giulota, l’ebrea con madre e padre morti nei Lager - Non si può amare la patria, non si possono amare un’idea, un luogo, un libro? - E’ evidente che si può -aveva acconsentito lui,...

ARENDT : LIBERO ARBITRIO

 Ho  chiesto su Face l’amicizia con Arendt che l’ha accettata il che mi fa piacere, perché stimavo molto la Arendt in passato . Oggi moto meno ma parlo volentieri del suo pensiero. Il culmine della mia approvazione risale alla lettura di La vita della mente  e, in particolare, alla sua seconda parte “Volere” che allora giudicai ben pensata mentre già un anno dopo sentivo quanto si fosse, a mio parere, inutilmente affannata fra le sponde del suo amato Kant e del suo maestro Heidegger, per difendere, accanto al libero arbitrio, l’atto di pura volontà. Il suo problema era, in generale, nel gigantismo discorsivo: un fiume di scrittura che già allora ritenevo inutilmente sovrabbondante e addirittura fastidioso, ma vengo al tema di quel “Volere” e all’atto di pura volontà. In proposito mi piace il pensiero di Ficthe, aggiungo del “mio” Ficthe, cioè dell’idea che mi sono fatto. Immagino Ficthe.  Amante addirittura fanatico di libertà, responsabilità, moralità, immagin...

Le classi

Trovo  fastidioso il fatto che una classe abbia bisogno di un predicato per formarsi. Ho davanti agli occhi la classe delle “cose gialle in questa stanza”  e che posso dire? Che la classe l’ho costruita io con quel predicato e con il confronto con le cose della stanza? Certo le tre cose gialle esistevano prima come esistono ora. Nulla è cambiato. Esisteva anche la classe, anche se non la pensavo? Oppure esistevano i tre oggetti gialli ma non la classe perché quella ho dovuto pensarla? Siamo in una situazione umana, personale, soggettiva, dell’io; non l’IO solenne che pone se stesso del primo principio di Ficthe  ma l’io empirico del terzo principio e poi i tre NON IO, le tre cose gialle. Per Frege le classi erano oggetti ma evidentemente non sono oggetti come le tre cose gialle. Usiamo pure il termine oggetti ma sono oggetti non io che hanno bisogno di un io che li predichi. Una simbiosi, una unione che  Ramsey   accettava ma aggiungendo quelle classi...

Confusione sofferta

  Nel mio romanzo Giosuè una delle protagoniste è una ricca donna di nome Manuela, della quale riporto qui un brano: Il filosofo di Manuela era Fichte con il suo afflato verso la moralità e non aveva esitato a contrapporlo a Kant quando, in una conversazione a due, mentre gli altri si assiepavano al banco dei gelati e poi si fermavano appena fuori della porta ad osservare una lite fra un ubriaco e la moglie, aveva detto:   «All’estremità di Kant sta, da una parte, la cosa in sé, il mondo, il noumeno, dall’altro l’attività dell’”Io Penso” ma, mentre l’”Io Penso” non lascia dubbi sulla sua realtà, il noumeno ne lascia molti. Da una parte è il substrato effettivamente esistente delle sensazioni, dall’altro – sorpresa! – è un puro confine. Confine di cosa? Della comprensibilità. Insomma il noumeno sparisce come realtà materiale; resistono solo l’io che pensa e la necessità morale. Già qui è evidente che l’idealismo di Fichte è la filosofia di Kant.» Giosuè che non aveva da...

Proposta per romanzo diffuso

  Una agenzia letteraria nella sua recensione mi accusa di voler raccontare tutto. La realtà italiana, quella americana, la storia degli esuli, la realtà ebrea. “Tutto” dice “proprio tutto.” In realtà racconto molto di più e raccontavo molto, molto di più nella prima versione di circa mille cartelle, poi snaturata dai tagli, dai tagli, dai tagli che l’hanno non solo mutilato, ma hanno tradito il progetto letterario originario. Ora non è più lo stesso romanzo, ma anche se ormai non corrisponde più al mio progetto, e riconosco a stento come mio, è ancora troppo per loro. Ebbene il mio è un programma del tutto innovativo di scrivere un romanzo, un programma che indica una delle possibili vie per salvare una forma letteraria ormai stanca, volgare, sfilacciata. Il progetto di un romanzo che indico, provvisoriamente, come Romanzo Diffuso . Che un romanzo debba essere diffuso e non raccontare solo le pieghe del proprio ombelico, o il foro di una pallottola, il cui eco telefonico ha ...

Pensieri liberi sull'opera lirica

  Alla Scala capelli della parrucca della cantante incollati uno a uno, che spreco! Ecco dove vanno a finire le nostre IRPEF.  Alla sera della prima, le solite presenze, contestatori, polizia in abbondanza, signore e madame in grande esibizione, un intero popolo che entra gratis, il palco centrale con la nuova regina delle cittadinanze. La massa dei sovrintendenti, burocrati, ex sindaci, giudici, parlamentari regionali? Si salva solo Verdi, che non avrebbe certo bisogno di un simile accompagnamento. “ Con quante più possa gridando sommossa, sommossa, le campane risuonino a storno, …” cito a memoria, questo pezzo   e penso all’inizio, al primo intervento di Otello “ Esultate...A par armi lo vinse e l’uragano ”; poi penso al Tell , offeso in continuazione: pare che esistano solo la cavalcata delle sinfonia e   il “ Tutto è calmo il ciel s’abbella …” . Per me, innamorato di quell’opera, è un’ingiustizia che innervosisce.   Wagner: quel lungo duetto nel giardino inc...

UN NUOVO EBOOK

  Si sente dire spesso “Un libro ti cambia” ma questo difficilmente accade con gli odierni brevi libri ombelicali o crime i libri caratterizzati da un “io”, Da una "mia depressione", da “un io e te” da un “te”  ecc., amati dagli editori perché li amano i lettori. Romanzi, in genere, scadenti che durano al più una stagione. Ciò che propongo è un nuovo uso dei libri elettronici conosciuti come e book , che hanno ottenuto poco successo per i loro difetti di cui in questo scritto propongo sia l’analisi che una totale riprogettazione del sistema. 1.     Il contenitore è scomodo, piccolo e troppo pesante. La parte elettronica, per quanto è possibile con la batteria e il carica batteria, ossia la porte elettrica pesante dovrebbe essere separata dal dispositivo di lettura in modo da poter essere messa in tasca o sul comodino o in un cassetto.   La parte su cui leggere dovrebbe essere leggera comoda da tenere fra le mani e non delle dimensioni di un telefonino. L’e...