ARENDT : LIBERO ARBITRIO

 Ho  chiesto su Face l’amicizia con Arendt che l’ha accettata il che mi fa piacere, perché stimavo molto la Arendt in passato . Oggi moto meno ma parlo volentieri del suo pensiero.

Il culmine della mia approvazione risale alla lettura di La vita della mente  e, in particolare, alla sua seconda parte “Volere” che allora giudicai ben pensata mentre già un anno dopo sentivo quanto si fosse, a mio parere, inutilmente affannata fra le sponde del suo amato Kant e del suo maestro Heidegger, per difendere, accanto al libero arbitrio, l’atto di pura volontà.

Il suo problema era, in generale, nel gigantismo discorsivo: un fiume di scrittura che già allora ritenevo inutilmente sovrabbondante e addirittura fastidioso, ma vengo al tema di quel “Volere” e all’atto di pura volontà.

In proposito mi piace il pensiero di Ficthe, aggiungo del “mio” Ficthe, cioè dell’idea che mi sono fatto. Immagino Ficthe.

 Amante addirittura fanatico di libertà, responsabilità, moralità, immagino che una notte chiuda gli occhi e si immerga in un tutto indistinto, in uno spazio infinito , per navigare con la mente in libertà. E’ il promo principio l’IO PONE SE STESSO, l’atto supremo creativo di volontà.

Ma l’IO non poteva porsi come libertà e moralità in quell’immensità indistinta. Neppure come responsabilità. L’IO ha bisogno di ostacoli e se non li trova deve crearli. Ecco il secondo principio l’IO PONE IL NON IO, l’ostacolo. Il terzo principio è solo una derivazione di noi io empirici, ai quali si addice non l’atto supremo creativo di volontà e creazione propri dell’IO ASSOLUTO ma il solo libero arbitrio di scegliere le nostre vie per muoversi fra gli ostacoli.

Ficthe fonda un nuovo innovativo idealismo, il solo possibile dopo Kant e, a mio avviso, il suo pensiero costituisce la quarta Critica kantiana, lontana mille miglia da quella banale presentazione della filosofia di Ficthe che ci viene rifilata a scuola.

La meccanica quantistica sta ridando vigore all’idealismo. Un vigore osteggiato dal realista Einstein, che, con due colleghi, chiede: allora la luna, se non la siamo guardando, non c’è?

La risposta della fisica quantistica sembra essere C’è e non c’è contemporaneamente, proprio come il celebre gatto chiuso col veleno in una scatola chiusa che contemporaneamente è vivo e morto, fino a che non alziamo il coperchio della scatola.  

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