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Visualizzazione dei post da dicembre, 2024

Le classi

Trovo  fastidioso il fatto che una classe abbia bisogno di un predicato per formarsi. Ho davanti agli occhi la classe delle “cose gialle in questa stanza”  e che posso dire? Che la classe l’ho costruita io con quel predicato e con il confronto con le cose della stanza? Certo le tre cose gialle esistevano prima come esistono ora. Nulla è cambiato. Esisteva anche la classe, anche se non la pensavo? Oppure esistevano i tre oggetti gialli ma non la classe perché quella ho dovuto pensarla? Siamo in una situazione umana, personale, soggettiva, dell’io; non l’IO solenne che pone se stesso del primo principio di Ficthe  ma l’io empirico del terzo principio e poi i tre NON IO, le tre cose gialle. Per Frege le classi erano oggetti ma evidentemente non sono oggetti come le tre cose gialle. Usiamo pure il termine oggetti ma sono oggetti non io che hanno bisogno di un io che li predichi. Una simbiosi, una unione che  Ramsey   accettava ma aggiungendo quelle classi...

Confusione sofferta

  Nel mio romanzo Giosuè una delle protagoniste è una ricca donna di nome Manuela, della quale riporto qui un brano: Il filosofo di Manuela era Fichte con il suo afflato verso la moralità e non aveva esitato a contrapporlo a Kant quando, in una conversazione a due, mentre gli altri si assiepavano al banco dei gelati e poi si fermavano appena fuori della porta ad osservare una lite fra un ubriaco e la moglie, aveva detto:   «All’estremità di Kant sta, da una parte, la cosa in sé, il mondo, il noumeno, dall’altro l’attività dell’”Io Penso” ma, mentre l’”Io Penso” non lascia dubbi sulla sua realtà, il noumeno ne lascia molti. Da una parte è il substrato effettivamente esistente delle sensazioni, dall’altro – sorpresa! – è un puro confine. Confine di cosa? Della comprensibilità. Insomma il noumeno sparisce come realtà materiale; resistono solo l’io che pensa e la necessità morale. Già qui è evidente che l’idealismo di Fichte è la filosofia di Kant.» Giosuè che non aveva da...

Proposta per romanzo diffuso

  Una agenzia letteraria nella sua recensione mi accusa di voler raccontare tutto. La realtà italiana, quella americana, la storia degli esuli, la realtà ebrea. “Tutto” dice “proprio tutto.” In realtà racconto molto di più e raccontavo molto, molto di più nella prima versione di circa mille cartelle, poi snaturata dai tagli, dai tagli, dai tagli che l’hanno non solo mutilato, ma hanno tradito il progetto letterario originario. Ora non è più lo stesso romanzo, ma anche se ormai non corrisponde più al mio progetto, e riconosco a stento come mio, è ancora troppo per loro. Ebbene il mio è un programma del tutto innovativo di scrivere un romanzo, un programma che indica una delle possibili vie per salvare una forma letteraria ormai stanca, volgare, sfilacciata. Il progetto di un romanzo che indico, provvisoriamente, come Romanzo Diffuso . Che un romanzo debba essere diffuso e non raccontare solo le pieghe del proprio ombelico, o il foro di una pallottola, il cui eco telefonico ha ...

Pensieri liberi sull'opera lirica

  Alla Scala capelli della parrucca della cantante incollati uno a uno, che spreco! Ecco dove vanno a finire le nostre IRPEF.  Alla sera della prima, le solite presenze, contestatori, polizia in abbondanza, signore e madame in grande esibizione, un intero popolo che entra gratis, il palco centrale con la nuova regina delle cittadinanze. La massa dei sovrintendenti, burocrati, ex sindaci, giudici, parlamentari regionali? Si salva solo Verdi, che non avrebbe certo bisogno di un simile accompagnamento. “ Con quante più possa gridando sommossa, sommossa, le campane risuonino a storno, …” cito a memoria, questo pezzo   e penso all’inizio, al primo intervento di Otello “ Esultate...A par armi lo vinse e l’uragano ”; poi penso al Tell , offeso in continuazione: pare che esistano solo la cavalcata delle sinfonia e   il “ Tutto è calmo il ciel s’abbella …” . Per me, innamorato di quell’opera, è un’ingiustizia che innervosisce.   Wagner: quel lungo duetto nel giardino inc...

UN NUOVO EBOOK

  Si sente dire spesso “Un libro ti cambia” ma questo difficilmente accade con gli odierni brevi libri ombelicali o crime i libri caratterizzati da un “io”, Da una "mia depressione", da “un io e te” da un “te”  ecc., amati dagli editori perché li amano i lettori. Romanzi, in genere, scadenti che durano al più una stagione. Ciò che propongo è un nuovo uso dei libri elettronici conosciuti come e book , che hanno ottenuto poco successo per i loro difetti di cui in questo scritto propongo sia l’analisi che una totale riprogettazione del sistema. 1.     Il contenitore è scomodo, piccolo e troppo pesante. La parte elettronica, per quanto è possibile con la batteria e il carica batteria, ossia la porte elettrica pesante dovrebbe essere separata dal dispositivo di lettura in modo da poter essere messa in tasca o sul comodino o in un cassetto.   La parte su cui leggere dovrebbe essere leggera comoda da tenere fra le mani e non delle dimensioni di un telefonino. L’e...

Troppo lungo

  Il romanzo è scomparso.  Sono entusiasta, ad esempio di De Lillo, (Le ultime duecento pagine di Underworld , e Rumore bianco ) o dell’ultimo incompiuto romanzo di Wallace e di pochi altri. Il resto? Romanzi corti, chiusi, senza respiro interessati solo alla trama veloce, al fiato sospeso, al lieto fine e, oltretutto, mal scritti. Il che non stupisce con le agenzie che non fanno che dire taglia, taglia, taglia, e ancora taglia, taglia, taglia. Arriva in esame la Commedia di un certo Alighieri e loro: Buon stile, ma troppi personaggi, troppi, troppi, due tre al massimo Dante, la donna, l’accompagnatore e basta, altrimenti il lettore si perde, e poi tagli, tagli, tagli: l’Inferno è più che sufficiente e approfondisca la psicologia del protagonista che sembra uno sbalordito pesce fuor d’acqua; ma soprattutto rifare e tagliare . Arriva un certo Guerra e Pace di un certo Tolstoj. “ Non riesco neppure ad aprire il suo romanzo quando leggo il numero delle pagine. Non perdiamo...

CORIO; CIRIE' miracolo economico

Riporto un brano dal quarto volume di Democrazie imperi individui che sarà presto pubblicato sul mio sito  eziosaia.it Io, ragazzino che abitava a Corio, un ricco paese di mezza montagna del fiorente e attivo Canavese, dal barbiere udii parlare, per la prima volta, del problema “Avvocati!”. Al barbiere, che sosteneva il crescente benessere di Corio , un adulto rispose: “Adesso si sta bene, ma appena arriveranno gli avvocati, tutto questo finirà” e subito dopo : “Chi credi che stia facendo il miracolo economico?  Siamo noi di questi paesi ignoranti mica i laureati che vivono a sbafo e quelli di Roma che hanno perfino chi gli regge il Piciu, quando vanno al cesso.” Mio padre condivideva questi giudizi e aveva un’ ammirazione enorme, sperticata per i cittadini di Corio. Nessun dubbio che il miracolo economico avvenisse per merito di paesi come Corio, dove gli abitanti, uomini o donne, lavoravano senza sosta ogni giorno dal mattino a sera tarda, di giorno feriale o festivo. Sia l...