Troppo lungo
Il romanzo è scomparso.
Sono entusiasta, ad esempio di De Lillo, (Le ultime duecento pagine di Underworld, e Rumore bianco) o dell’ultimo incompiuto romanzo di Wallace e di pochi altri.
Il resto? Romanzi corti, chiusi, senza respiro interessati
solo alla trama veloce, al fiato sospeso, al lieto fine e, oltretutto, mal
scritti.
Il che non stupisce con le agenzie che non fanno che dire taglia, taglia,
taglia, e ancora taglia, taglia, taglia. Arriva in esame la Commedia di un certo Alighieri e loro: Buon stile, ma troppi personaggi, troppi,
troppi, due tre al massimo Dante, la donna, l’accompagnatore e basta,
altrimenti il lettore si perde, e poi tagli, tagli, tagli: l’Inferno è più che
sufficiente e approfondisca la psicologia del protagonista che sembra uno
sbalordito pesce fuor d’acqua; ma soprattutto rifare e tagliare.
Arriva un certo Guerra
e Pace di un certo Tolstoj. “Non
riesco neppure ad aprire il suo romanzo quando leggo il numero delle pagine.
Non perdiamo tempo signor Lev Tolstoy: Tagliare, tagliare, tagliare! Che ci fanno tutti
quei personaggi? E quel Napoleone, chi è?”
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